La sartoria - Rione Jo Moro

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La sartoria

La sartoria

“ Il luogo ove avviene l’incontro per la riscoperta dei valori propri della tradizione lepina, oltre le hostarie, è sicuramente il laboratorio sartoriale territoriale. ...Tutti i lavori sono confezionati sotto la direzione di una responsabile sartoriale. Sono delle vere e proprie botteghe artigianali, ove per molte sarte, vi è stato un periodo di apprendistato... Le donne sono le animatrici dei laboratori sartoriali. Sono diventate particolarmente esperte nel rifinire ogni tipo di modello di un costume storico. Nell’acquisire le tecniche di confezione vi è stata un’evoluzione. I primi anni del pallio, grandi difficoltà hanno incontrato le pur brave sarte. Ma i modelli seicenteschi sono realizzati con criteri diversi rispetto ai modelli dei vestiti  moderni. Le sarte hanno accettato di sottoporsi a una vera riconversione professionale, aggiornando le proprie competenze. I risultati sono stati ottimi”. (Giacomo Benedetti – Il Pallio si racconta- Carpineto Romano- Anno 2002.)
E’ vero, i lavori all’inizio non hanno avuto un avvio spedito. Le difficoltà maggiori si sono incontrate nel secondo anno con la confezione dei costumi storici d’epoca. Anche le sarte esperte hanno incontrato delle difficoltà! Le  modalità di taglio e cucino erano diverse da quelle attuali. Con un apprendistato di un paio di anni le sarte hanno acquisito nuova professionalità e le lavoranti, una manualità nei lavori di cucito.  
Durante il primo anno, le indicazioni per la confezione dei costumi erano molto vaghe. Si leggeva nel comunicato del Comune “ ... dietro il gonfalone, portato da un alfiere di ogni rione, viene il cavallo e il cavaliere, il caporione ed altri quindici rappresentanti vestiti con una tunica semplice lunga fino ai piedi, con maniche lunghe e con i colori dei rioni a bande verticali ed un copricapo di semplice fattura adatto all’epoca ( inizio XVI sec.) di riferimento....... In futuro sarebbe auspicabile rendere sempre più sfarzoso il corteo con una ricerca storica sui costumi......”
Le tuniche semplici non corrispondevano certo all’immaginario collettivo di chi aveva visto un Palio almeno in televisione. Un gruppo di donne tra cui Angela Macali Carella, nominata responsabile della sartoria, insieme con una di esse cercò, innanzi tutto, di documentarsi nella biblioteca locale e in quelle dei paesi limitrofi, con risultati però del tutto insufficienti. Pertanto tutto quello che si cominciò a fare, per la maggior parte era improvvisato. Di certo si sapeva che per la confezione si doveva usare la fodera, una stoffa sicuramente poco costosa, ma che richiede ugualmente attenzione e impegno nel lavoro con risultati non proprio brillanti.  
Come prima cosa, dopo la raccolta  fondi, furono comprate le stoffe e fu allestita la sartoria in casa della famiglia De Angelis Leonida. Molte donne del rione andavano a cucire, tra queste: Maria Assunta Lepre, Rita Cacciotti, Fabrizia Nanni, Luigina  De Angelis, Giuditta Cacciotti, Maria Macali, Giotta Raponi, Olga Carella, coordinate da Angela Macali Carella.
 
                 

Tutto ciò che si cominciò a confezionare all’inizio, per la maggior parte era improvvisato e vagamente rispondente all’epoca di riferimento, anche perché non c’erano delle indicazioni precise. Qualche suggerimento, in seguito, arrivò dalla costumista Tiziana Mastromatteo che cercò tuttavia il più possibile, con qualche aggiustamento, di adattare i lavori già completati.
Con i suggerimenti ricevuti i lavori cominciarono a essere più curati. Scoprimmo, per esempio che i vestiti delle dame non aveva un taglio intero come un vestito moderno, ma è formato da una gonna e un bustino, che indossati formava un vestito intero.
E’ stata la prima, di tante estati, che si è trascorsa, e si passa tuttora, lavorando in amicizia in un clima di svago, quasi di gioco. Nel laboratorio non sono mancati certo momenti di nervosismo e di tensione soprattutto quando il lavoro richiedeva molta attenzione o nel momento in cui il costume, dopo la prova sul figurante, aveva bisogno di tante correzioni. Cominciava allora a serpeggiare nel gruppo un senso di malumore.  Era quello il momento per fare una pausa. Un caffè, una merenda, una barzelletta e si ricominciava.
Spesso, arrivati in laboratorio la mattina, pronti per riunire tutte le parti di un costume tagliato la sera precedente per anticipare il lavoro, le maniche tagliate non si ritrovavano , nonostante le accurate ricerche fatte da parte di tutti.    Si perdeva così del tempo inutilmente.
Scoprimmo qualche tempo dopo che qualcuno nel riordinare il locale, faceva pulizia di tutto: aghi, spilli, pezzi di carta da modelli e... pezzi del modello di stoffa.
Mancavano pochissimi giorni alla sfilata, ai costumi mancavano solamente poche guarnizioni. Avevamo completato il lavoro, ma il fantino ci ricordò che bisognava ... vestire anche il cavallo.
Tagliammo il mantello e chiedemmo al fantino di portarlo in sartoria. Anche per il cavallo, come per i figuranti, c’era la necessità di fare una prova di costume prima di completarlo.
Il giorno e all’ora stabilite, mentre eravamo tutte concentrate  a lavorare, suona il campanello. Una delle sarte, con il lavoro tra le mani, sporgendosi appena alla finestra domandò:
- “ Chi è?"
- “ Ho portato il cavallo per la prova del mantello” rispose il fantino dalla strada sottostante.
 - “ Fallo entrare in sartoria “ rispose prontamente la sarta.
- “ Il fantino di rimando :"
- “ Il mio cavallo non si vergogna di provare il suo mantello in strada”
Arrivato il giorno del Pallio, la sfilata mise in risalto tutto il lavoro sartoriale, che non sfigurò per niente al confronto degli altri rioni.
Nella settimana successiva al Pallio, il Comune richiese i nomi dei collaboratori sartoriali, compreso le addette al trucco e alle acconciature: Briganti Angela, Corrirossi Massimina, Raponi Agnese, Gavillucci Cristina, Lepre M. Assunta, Aglietti Rita, Ricci Immacolata, Cacciotti Maria, Cacciotti Ilde, Raponi Mercedes, Campagna Rina, Battisti Cinzia, Campagna Carla, Cacciotti Rita, Carella Olga, Nanni Fabrizia, Pardini Gianna, Girardi Anna Maria, Saccucci Ottorino, Cacciotti Giuditta, Nardi Simona, Nardi Anna Rita, Campagna Alba, Santucci Giovanna, Campagna Carla, Briganti Giuseppe....... Bellizia Antonella.
Coordinatrice: Macali Carella Angela; Trucco: Reggio Stefania, Acconciature: Lidano Gentile Panetti.
A tutti loro sono stato consegnato un attestato di merito per la partecipazione ai lavori, nel chiostro di S. Pietro durante una serata musicale.
2 °anno
Alla fine di maggio un comunicato del Comune indicava che bisognava rinnovare tutti i costumi del corteo rionale con tessuti di velluto, confezionati con la stessa tecnica del seicento e arricchiti da elementi “Caravaggeschi”.   Oltre al corteo rionale bisognava confezionare alcuni personaggi da inserire nel corteo centrale. I costumi del corteo storico sarebbero stati affittati dal comune dalle sartorie teatrali come l’anno precedente.
C’erano da confezionare complessivamente ventotto costumi.  Alla fine di Aprile, un avviso esposto in bacheca avvertiva chi voleva partecipare come comparse alla sfilata storica dovevano prenotarsi entro il 15 Maggio e contestualmente versare L. 30.000 come contributo per le spese sartoriali. Più di qualche figurante era figlio/a delle lavoranti che versarono ugualmente la quota stabilita.
Il comitato fece una ricerca di mercato presso i negozianti di stoffe a Roma e in zona per comprare i velluti e altri tessuti occorrenti per la sfilata. Alla fine fu approvata la proposta di andare a Prato per acquistare direttamente nelle fabbriche o nei grandi magazzini perché i prezzi, acquisiti dai contatti presi, erano molto competitivi rispetto ai negozianti della zona.
Il giorno stabilito il caporione, la coordinatrice sartoriale e un rappresentante del rione partirono di buon mattino per Prato. C’era ad attenderli, all’uscita dell’autostrada, Alfiero Pirri, un carpinetano residente a Firenze, in servizio nell’Arma dei Carabinieri che li accompagnò nel quartiere industriale tessile, all’epoca ancora tutto italiano.
Percorsero metri quadrati e metri quadrati di magazzini per tutta la mattinata. Nel pomeriggio la ricerca continuò sotto una pioggia battente, ma la ricerca aveva dato i suoi frutti. Tornarono con l’acquisto di due rotoli interi di tessuto dei due colori rionali con una spesa minore della cifra che il direttivo aveva messo a disposizione per la sartoria.
Si poteva avviare il lavoro di sartoria. La costumista aveva fatto pervenire in sede una pubblicazione in cui s’illustravano modelli e modo di confezione dei costumi, con esempi in scala ridotta da ingrandire e adattare al figurante.
Passarono i giorni. Si era arrivati alla prima decade di Luglio. Con le poche persone presenti erano obiettivamente gravoso proseguire i lavori.
La responsabile pensò di rivolgersi alle sarte del rione per chiedere la loro collaborazione. Accompagnata dal segretario, si recò direttamente nelle loro case per far presente a ciascuno di esse la necessità del loro intervento in sartoria per la riuscita della manifestazione.
L’appello ebbe un risultato positivo. Il giorno dopo, nei locali delle aule scolastiche adiacenti alla palestra, che le suore ci avevano messo a disposizione come laboratorio sartoriale, si presentò un nutrito numero di donne pronte a partecipare.
Si poteva ora organizzare la sartoria per proseguire il lavoro in modo più efficiente. Furono formati prima di tutto, gruppi e sottogruppi di lavoro.  Un gruppo si sarebbe dedicato ai costumi femminili e l’altro ai costumi maschili. All’interno dei due gruppi, fu affidata a ciascuno solamente una parte specifica della confezione: bustino, gonna, camicia da donna, camicia da uomo, pantaloni, giacche, cuciture a macchina, rifiniture a mano. Il laboratorio somigliava ad  una catena di montaggio.  Erano sempre presenti sia nei locali interni sia esterni un chiacchiericcio operativo e un andirivieni di persone per le prove di costume. A esso si aggiungeva il frastuono dei bambini che giocavano negli ampi spazi all’aperto della palestra.
L’andirivieni dei figuranti per la prova dei costumi si rendeva necessaria poiché il vestito andava quasi cucito addosso, Quando non si riusciva a capire pienamente come realizzare un costume particolare, si faceva una prova con la stoffa di recupero adatta a una bambola.
Una particolare attenzione fu posta ai tratti caravaggeschi da inserire nei modelli da realizzare prendendo ispirazione direttamente dalle opere del grande pittore.
Anche i cappelli hanno avuto bisogno di prove e controprove. Si provò a realizzarli partendo dal modello per cowboy con l’aiuto di Gianna Pardini, residente a Lucca (trascorreva il periodo estivo a Carpineto paese d’origine del marito) dove aveva lavorato in un negozio che confezionava proprio questo tipo. Alla fine comunque i cappelli furono cuciti.
Il lavoro procedeva con sollecitudine in un clima disteso e gioioso. A tarda sera spesso, nonostante la stanchezza, ci si rilassava chiacchierando e scherzando fermandoci ancora per qualche ora. A lavoro ultimato i costumisti collaudarono i vestiti passandoli in rassegna uno per uno.
Ai figuranti furono fatte fare alcune prove in costume per far acquisire loro un portamento il più adeguato possibile al personaggio da interpretare.





Prima del Pallio fu offerta, a tutte sarte, una cena di ringraziamento al gruppo laboratoriale.  Preparato e servito dal gruppo della cucina e dell’organizzazione il banchetto o per meglio dire il convivio fu servito nel cortile della scuola.
Sono rimasti impressi, nella memoria di chi era presente quella sera, alcuni pensieri che il caporione espresse nel ringraziare i partecipanti, che riportiamo estraendole dalla videocassetta amatoriale fatta in quell’occasione:
...  - I sacrifici fatti da voi per realizzare quest’opera d’arte non saranno mai ricompensati abbastanza...  La vostra buona volontà e disponibilità, nell’affrontare questo grosso impegno, ha esaltato i valori insiti in questa manifestazione della rievocazione storica in cui ci stiamo avventurando...  i valori dell’amicizia, dello stare bene insieme, di comprendersi anche nelle spigolosità dei nostri caratteri.......  Le difficoltà che abbiamo incontrato, o che avete incontrato e che tutti quanti abbiamo incontrato, sia all’interno della sartoria sia all’esterno per gli addobbi, sia come complesso, penso che sia un esempio che cementa il rione perchè importante è trovare un minimo denominatore che ci consenta veramente di volerci bene l’uno con l’altro, perché al di là delle difficoltà, delle spigolosità il senso dell’amicizia è l’elemento comune che all’interno dei rioni si deve maggiormente radicare...   Ho assistito fin dal primo giorno all’impegno del vostro lavoro. Ci sono state giornate terribili, giornate di difficoltà e di tensione, se vogliamo anche di scontro, però che cosa sia successo? Alla fine, questa sera c’è la soddisfazione di vedere queste opere d’arte perché sono veramente un’opera d’arte quello che voi avete creato tutti insieme... …. Stiamo cercando di creare veramente qualcosa di positivo per Carpineto...  Allora penso che il senso di questa sere... sia quello di una ritrovata distensione, comprensione reciproca ..... di una immagine veramente in prospettiva futura per Carpineto perché...... oltre a segnare la storia del rione stiamo facendo un’operazione culturale, sociale e di proiezione futura veramente entusiasmante. Facciamo in modo   che non si rompa questo giocattolo, che non si rompa questo clima veramente entusiastico.... di disponibilità e di buona volontà....
Tutti quanti stiamo creando una cosa che, a mio parere, non riguarda solo noi... la nostra tradizione storica non la disperdiamo, ma guardiamo ai nostri figli tra 5/6 anni, tra dieci anni...
"Ecco esprimo l’augurio che il Pallio di Carpineto possa arrivare alla 200° edizione... ”.







 
 
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